C. Conti – Storici Latini. Cesare, Nepote, Sallustio, Svetonio, Tacito (Italian)
1.680 ₽
Автор: C. Conti
Название книги: Storici Latini. Cesare, Nepote, Sallustio, Svetonio, Tacito
Формат: PDF
Жанр: Древний мир и Античность
Страницы: 1928
Качество: Изначально компьютерное, E-book
La guerra gallica, La guerra civile • Vite degli uomini illustri • La congiura di Catilina, La guerra contro Giugurta, Storie • Vita dei Cesari • Annali, Storie, La Germania, Vita di Agricola, Dialogo degli oratori
A cura di F. Casorati, C. Conti, G.D. Mazzocato, L. Storoni Mazzolani, M.P. Vigoriti
Edizioni integrali con testo latino a fronte
Sono raccolte in questo volume le opere degli autori che meglio seppero descrivere e interpretare le vicende della più grande potenza civile e militare del mondo antico nel momento del suo culmine. Il De bello gallico e il De bello civile di Gaio Giulio Cesare sono considerati, oltre che testi fondamentali dal punto di vista storico, due gioielli di equilibrio e di eleganza letteraria; Cornelio Nepote, grande amico di Cicerone e Catullo, affidò alle biografie di re, condottieri, poeti greci e latini del De viris illustribus la testimonianza di stili di vita tanto virtuosi da far rimpiangere il tempo antico; il De Coniuratione Catilinae e il Bellum Iugurthinum di Gaio Sallustio Crispo, contemporaneo di Cesare, narrano le tragiche vicende di Catilina e Giugurta, che con diverse motivazioni scelsero di opporsi a Roma e pagarono duramente le conseguenze della loro sconfitta. Con Gaio Svetonio Tranquillo, che fu segretario particolare dell’imperatore Adriano, entriamo in epoca imperiale, e gli imperatori delle dinastie Giulio-Claudia e Flavia, di cui a Svetonio interessa soprattutto l’aspetto umano e quotidiano, sono i protagonisti del De vita Caesarum, opera che ebbe un enorme successo. L’affresco più poderoso dell’epoca imperiale si deve a Publio Cornelio Tacito, che scrisse durante il regno di Adriano. Alle Historiae, dalla morte di Nerone a quella di Domiziano, agli Annales, dalla morte di Augusto all’avvento di Tiberio e alle opere minori egli affida la sua visione lucida e dolente di un mondo che non può fare a meno di Roma – perché Tacito non intravede la possibilità di un altro assetto sociale e politico – e insieme lo sdegno e l’amarezza per essere costretto a constatare e registrare per i posteri gli orrori e le mostruosità cui il potere sembra inevitabilmente condurre.
Caio Giulio Cesare
Caio Giulio Cesare nacque nel 100 o 102 a.C. da nobilissima famiglia; letterato, politico, stratega, fu eletto dittatore a vita e assassinato nel marzo del 44 a.C.
Cornelio Nepote
nacque a Ticinum (Pavia) o a Ostiglia (Mantova) e visse, assorbito dai suoi interessi eruditi e libreschi, tra il 100 e il 27 a.C.
Svetonio
Gaio Svetonio Tranquillo nacque a Roma intorno al 70 d.C. da una ricca famiglia equestre. Ricoprì importanti cariche alla corte dell’imperatore Adriano, ma cadde in disgrazia fra il 121 e il 122. Morì tra il 130 e il 140.
Sallustio
Gaio Sallustio Crispo nacque in Abruzzo, ad Amiternum, nell’86 a.C. Si impegnò molto nella vita politica; sostenitore di Cesare, alla morte di lui si ritirò in esilio volontario nella sua bellissima villa, gli Horti Sallustiani, dove morì nel 35 a.C
Abbondano i nomi antonomastici, ma solo uno, quello di Cesare – singolare e di etimologia
problematica anche per i contemporanei – è divenuto istituzionale; presto fu «il Cesare». Il cognomen
non era a rigore ereditario, e già per Ottaviano, anche se figlio di Cesare, rappresentava soprattutto
un’eredità politica e morale, sottolineata dai suoi seguaci e dai suoi poeti; molto di più dopo
l’estinzione della dinastia Giulio-Claudia, del 69 d.C. Con Cesare e con Ottaviano antiche espressioni
repubblicane, imperium e imperator, si fecero autocratiche. La radicale rivoluzione istituzionale si
accompagnò a una piccola rivoluzione sintattica: da Ottaviano il Caesar imperator – uno dei
«generali» – divenne l’imperator Caesar. L’epiteto restò immobile.
Molto tempo dopo, divenuto più che un’istituzione, un concetto – il Sacro Romano Impero «di
nazione germanica», il Reich – primo, secondo iposteri – ebbe a capo, al di sopra di tutti i Könige, un
Kaiser, che conservò traccia della grafia e della pronuncia originaria. Unico per definizione non
meno del papato, l’Impero durò un millennio dopo la restaurazione ufficiale di Carlo Magno,
dell’800, cioè fino alla pace di Presburgo del 1806, quando Napoleone l’abolì. Disegnava un nuovo
Impero di nazione francese, e incoronandosi con le proprie mani simboleggiò lo spirito laico e teista
di tempi che non sentivano più imperi di legittimazione sacra. Dopo la caduta dell’ordo Napoleonica
l’unicità era spezzata, eppure la moltiplicazione del titolo restò eccezionale e legata al concetto d’una
sovranità superiore e comune a popoli diversi. Ci fu lo Zar (da Czar, ancora Caesar) di tutte le Russie
o un Impero inglese delle Indie, all’interno di un Commonwealth.
Inseparabile da tutto questo è l’idea di Europa, di cui l’opera di Cesare pose le basi. Pensò a un
imperium massimo e perciò sicuro, cui Augusto sancì i limiti del Reno e del Danubio come
invalicabili, restando aperto il problema dell’impero dei Parti. Esattamente gli spazi previsti da
Cesare. La conquista, cioè la romanizzazione della Gallia, ha fatto d’un Impero mediterraneo uno
Stato che comprendeva di fatto i popoli assimilabili del continente. Inoltre, impedendo una Gallia
germanizzata, improntò per sempre l’Europa a una civiltà prevalentemente greco-romana. Tutto il
nostro mondo è impensabile senza l’opera di Cesare.
Questo in sé non ne dice la grandezza, e forse è impossibile che gli uomini del libro capiscano la
grandezza dell’uomo d’azione; e resta in parte confusa con i suoi risultati. Si può però intuirne la
forza, l’originalità, la personalità. C’è da domandarsi quanto dei risultati dell’azione siano stati
coscientemente voluti. Nel caso di Cesare si può dire che se ne rendeva oscuramente conto. Cesare
voleva dare un senso alla storia eccezionalmente intensa e drammatica del suo tempo e lo vedeva in
una monarchia, che naturalmente salvasse la sostanza dello Stato romano, la sua dialettica di
«democrazia» e «aristocrazia», e dove il nome di rex era giudicato mostruoso e barbarico. Questo,
dopo il suo assassinio, fu continuato e realizzato da Ottaviano
Описание
C. Conti – Storici Latini. Cesare, Nepote, Sallustio, Svetonio, Tacito — это антология ключевых произведений римских историков, которые заложили основы европейской исторической мысли. Книга объединяет тексты Юлия Цезаря, Корнелия Непота, Саллюстия, Светония и Тацита, позволяя проследить, как развивалась латинская историография от поздней Республики до эпохи Империи.
Читатель познакомится с оригинальными латинскими текстами (с параллельным итальянским переводом), в которых описываются завоевания Галлии, заговор Катилины, жизнь первых двенадцати цезарей, интриги двора и нравы римского общества. Издание помогает понять не только события, но и стиль, риторику и политические взгляды каждого автора.
- Студентам филологических и исторических факультетов
- Любителям античной литературы и римской истории
- Преподавателям, желающим работать с аутентичными текстами
- Всем, кто изучает латинский язык на продвинутом уровне
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